
mercoledì 24 febbraio 2010
martedì 23 febbraio 2010
Amara Legenda Smemorata

Nei giardini
dei roseti spenti
ricordi scuciti
su steli
d’Ave Maria
e echi
d’ombroso
vento.
Amara legenda
smemorata.
Stanca
è ora
la pietra,
del mio riposo
fredda, come
prisca lapide
vestita
di sfiorite lacrime
e sacre trenodìe.
Svanita
è la chimera
nel suo eliso.
E piove
il raggio!
venerdì 12 febbraio 2010
Undici Febbraio

Avevo quattro anni e due mesi.
Da un anno e mezzo circa, mi trovavo in orfanotrofio. Ricordo l'angoscia quando persone sconosciute vennero a prendermi; c'era ancora la mamma col suo vestito della festa che dormiva su uno strano letto e io che le giravo intorno piangendo: 'svegliati, svegliati...'
Era tutto così strano!
Qualcuno si avvicinò a me e iniziai a strillare disperata: nessuno doveva toccarmi!
Solo le braccia di mio padre mi calmarono, finché mi addormentai e mi adagiò nella mia piccola cuna.
Mi svegliai sentendo pianti e lamenti.
Mi aggrappai alle colonnine della culla cercando di capire cosa stesse succedendo: vidi mamma sempre addormentata, che se la stavano portando; misero un coperchio a quel suo strano letto.
E via.
Poi vennero da me, ma ero diventata una piccola statua di pietra con la forza di un Sansone: nessuno riuscì a strapparmi dalla culla.
Così dalla casa uscirono due cortei: uno con la bara di mia madre verso la Chiesa; e l'altro con una piccola culla di legno intagliato con me dentro, verso l'orfanotrofio.
Non so dopo quando tempo tornò papà, forse un'ora o due; mi sollevò dalla culla con le sue braccia calde e forti.
"Mamma si è svegliata, si torna a casa" pensai raggiante.
Sentii il cigolio dei suoi passi che s'allontanavano.
"Dove sono?" chiedevo piangendo.
Una ragazzina dagli occhi spiritati cominciò a gridare:
"sei tra i figli dei morti" *
"Non è vero..., non è vero..., non è vero!"
"Si, sei tra i figli dei morti, tutti qui siamo i figli dei morti" e iniziò una danza macabra:
Mi coprii le orecchie. Mi rifiutai di parlare, bere, mangiare..., passavo il mio tempo rannicchiata nella culla cercando profumi e odori dimenticati.
Dimagrii a vista d'occhio: ero arrivata bimba florida con le guance rosse e le gambette sode, mi ridussi una vecchina con la pelle penzolante che cadeva ogni due tre passi.
Venne a trovarmi un'amica di mamma; quando mi vide si mise a piangere e disse:
"...ah, la morte nel suo cammino com'è distratta a volte: dimenticò di prendersi il bambino!"
Di colpo mi si aprì la mente: capii d'essere 'VIVA' e tale volevo restare!
Ero fra estranei: subito dovevo e volevo diventare adulta e autosufficiente.
Non ditemi come, perché non lo so, ma a tre anni e mezzo leggevo e scrivevo speditamente: con la penna e con la macchina da scrivere, una gloriosa Olivetti.
Sapevo a memoria tutto il Catechismo di Pio X° , le Beatitudini e le varie preci in latino e in italiano.
Il buon vecchio Parroco mi considerava come un prodigio, mi regalò un messalino e io gli leggevo il Vangelo in latino; pensava leggessi senza capire, ma stranamente capivo, se non tutte le parole, almeno il senso.
Cominciai a torturarlo perché mi facesse fare la Prima Comunione, faceva orecchie da mercante e io la mattina a Messa mi mettevo in fila con gli altri fedeli per ricevere l'Eucaristia.
Mi saltava regolarmente.
Credetti di capire che mi saltava perché non mi vedeva, essendo io così piccina, e da allora quando arrivava il mio turno, per farmi vedere salivo sul gradino del Sancta Sanctorum, ma non s'accorse mai di me.
E così tutti i giorni: saltavo la colazione per non rompere il digiuno Eucaristico, ma fu sempre inutile.
Finché il Parroco parlò di me all'Ordinario Diocesano, il Santo Vescovo di Siracusa Mons. Ettore Baranzini.
Venne d'improvviso per conoscermi e interrogarmi, risposi a tutto. Infine mi porse un libro: "Nostro Signore parlava e predicava in aramaico, leggi e spiega."
Erano i Vangeli scritti in aramaico e greco, mi sentii persa: non avevo mai visto quei caratteri...!
"Imparerò, glielo prometto. Monsignore comincio subito a studiare...!"
Sorrise e disse: "non è necessario, imparerai a suo tempo, ora ho capito che non posso andare contro la volontà di Cristo: 'lasciate che i fanciulli vengano a me' , Ho da farmi perdonare tanti peccati, ma questo no. Puoi ricevere Gesù"
"Quando?" chiese il buon Parroco.
"Subito" rispose il Vescovo, "è preparata molto bene"
Era Gennaio, il tempo di confezionare il vestitino bianco e l'undici Febbraio, giorno di Nostra Signora di Lourdes, feci la mia Prima Comunione direttamente dalle mani del Vescovo.
Mi fecero leggere forte il ringraziamento: io ero emozionatissima, mi sembrò d'aver toccato il Cielo.
Avevo quattro anni e due mesi.
Quando uscii dalla Cappellina, mi sentii con i piedi così leggeri che camminavo come volando...
Il cielo era plumbeo, coperto di neri nuvoloni; salii sul terrazzino per essere ancora più in alto e restai a guardarlo, d'un tratto si aprirono le nubi e fui coperta dal sole.
Quel giorno la rigida Superiora disse alle monache di non disturbarmi, e io restai con la mia gioia per ore.
La figlia dei morti aveva ricevuto il Sacramento dei vivi...!!!
lunedì 25 gennaio 2010
Abbà, Sospiro del mio Tempo

Non osannate
del nord
l'inquieto vento
che scrive fugace
su alberi di pietra
di raminghi padri
stranieri
a mica progenie.
Trema il verbo
al calar dell'ombra,
e scosso salmo
piange.
Non acclamate
il ricordo:
non c'è foglia
nel deserto sbricio,
ne erba o canto...
pietraie,
rena
e cigolii d'emozioni
al suo passo,
andato.
Abbà, sospiro
del mio tempo
crocefisso.
Trasuda
bianca memoria
perdonata,
speranza.
Maria Savasta
venerdì 15 gennaio 2010
Funesto Movimento

Funesto Movimento
Paga
l’errore tuo
o misero
che respirare ardisti
doviziosa aria
di cresi,
e gioire
e danzare a sponsali
e vita.
E tu poeta
parli
di profano amore?!
Funesto movimento!
rosso è il sangue
di tutti i continenti,
sacro
o maledetto?!
Orrore,
stupore,
scandalosi teoremi
e filosofie
di carità e fede,
ipocrite
dolorose elucubrazioni.
Crollano i monti
e piangono le colline,
come secchi biscotti
sbriciolate città
coprono
Abele e Giobbe.
Oh tu,
stabile roccia
d’increata alba
che il sorriso spegnesti
ai prediletti
col triste bacio
della pietra,
del tuo silenzio
devo sapere
stordita
non d’amoroso vino
ma d’ira
di tua amara
coppa.
Chiusa parola
tace.
Maria Savasta
venerdì 1 gennaio 2010
Trilogia di Sassi

Casta Pietra
Semi di luna
precipitati
su riflessa falce;
fioritura
abbraccia
l’isola di pensieri
affastellati,
conca
di casta pietra
segreta.
Nettare
viola velluto
su labbra d’assenzio
afflitte
consola.
Fusione
Su cuscino di pietra
sola
con l’ombra tua
nella mia
infissa.
Cento Parole
Sotto il sasso
ceneri
di trapassati giorni,
spente lucciole
remoto ieri.
Smarriti vapori
dolci verbi
andati,
aulorosi idilli
incisi:
fuoco , fiato!
Cento parole
scolpite
su ferma pietra
primitivo amore:
sacro
sigillo d’uomo
fiamma
d’ardente stilo
imprime.
Maria Savasta
martedì 1 dicembre 2009
Dov'è il tuo Dio?
Cerco
la “città del pane”
presepe primo
di Figlio d’uomo,
ma smarrita è la cometa
nel labirinto
dei dannati:
luci surrogate
fanciulle della notte
follie di droghe
e suoni,
uomini smemorati
da scienti saggi
sotto vecchi giornali
di ieri,
ripudiati
dormono.
“Dov’è il tuo Dio?”
grida Giobbe
dal letame.
Eppure all’orma
Tua
il mio piede
stava attaccato,
ma giungo
al vico delle indecenze!
Lontano
fra clero festante
e gioie di pastori,
inneggiano
buoni Epuloni
d’una notte:
“è natale,
non si soffre più”!